Mari Tozzi è una persona esuberante che fa diversi lavori: geologo, scrittore, autore televisivo e conduttore, presidente di un parco, conferenziere.
E’ molto politically correct e quindi antinucleare. Naturalmente affronta le tematiche antinucleari dal suo punto di vista e quindi nel pezzo allegato ci spiega come l’ Italia, con poche eccezioni, non possa accogliere le centrali nucleari per ragioni “geologiche”. Terremoti, vulcani e densità alta della popolazione.
Poi però gli deve essere venuto un dubbio. Il Giappone! Maledetti musi galli. E sì perché il Giappone è un concentrato di terremoti,vulcani, abitanti e centrali nucleari. Al confronto l’Italia sembra la Svizzera della geologia. Al che Tozzi smette di fare il geologo e da bravo ambientalista la butta in politica e scrive "solo il Giappone si azzarda a costruire centrali nucleari con un rischio naturale così elevato (…) ma forte di risorse e di un’economia più robusta della nostra". E che c'azzecca , caro Tozzi? Non stavamo parlando di geologia? Anche il cardinal Bellarmino si rifiutava di parlare di astronomia con Galileo e la buttava in politica, che nel caso specifico era la Bibbia.
Per la verità Tozzi ha un secondo argomento. Il tempo. E sì perché noi abbiamo bisogno di una risposta in tempi brevi , per via “dell’emergenza clima”. Massimo “dieci, quindici anni”. E già.
Perché secondo il geologo, che immagino conosca anche un po’ di scienze dell’atmosfera , il clima si può mettere sotto controllo in 10 – 15 anni, un tempo che nella vita del pianeta rappresenta un miliardesimo di un battito di ciglia… Dopo avere citato Di Pietro dovrei citare Totò (molto meglio) : “ma mi faccia il piacere!”. Ma faccio a Tozzi una domanda seria: quale sarebbero le soluzioni che in 10 – 15 anni risolvono il problema? Io non sono così pazzo da pensare che possa essere il nucleare, che al massimo può dare una mano ( questa volta a scapito del metano). Lui invece a quale magia pensa? Conosce per caso il mago Merlino?
« Ovviamente ricicliamo » ride « Chi non lo fa ? Sono completamente a favore di un taglio del 10% delle emissioni di carbonio. Così come dei pannelli solari domestici. Di qualsiasi cosa che possa rallentare il nostro consumo di combustibile. Ma, in definitiva, non sarà la filiera delle bottiglie riciclate a tirarci fuori da questa situazione. E neppure i comportamenti virtuosi. La civiltà ha bisogno di un’altra fonte di energia ». Sorpresa, per Ian McEwan lo scrittore britannico dei best seller mondiali da oltre il milione di copie, questa fonte è il nucleare. Per il suo undicesimo romanzo Solar, McEwan cambia genere e si occupa di cambiamenti climatici, ricerca ed energia. Solar è la storia di Micheal Beard uno scienziato che scopre come produrre energia dalla fotosintesi artificiale, seguono Nobel e delirio di onnipotenza che porteranno però a un tragico epilogo della vita del protagonista. Nella realtà, documentandosi per scrivere il romanzo, Mc Ewan, ambientalista noto per le sue posizioni di “warmer”, come si definiscono i sostenitori del surriscaldamento globale, si è trovato a rivedere la sua storica opposizione all’energia nucleare. «Non abbiamo un’alternativa che faccia marciare le nostre città una notte d’inverno senza vento. Meglio l’energia nucleare del carbone » riconosce in un'intervista a The Guardian.
Lei che, per decenni, è stato contro ad almeno due o tre cose al giorno, ora è a favore del nucleare. Che cosa le ha fatto cambiare idea?
Ritengo che sia realmente importante oggi per attivisti ambientali cercare delle soluzioni. Nel passato eravamo prevalentemente contro per prevenire le più clamorose distruzioni del pianeta. Oggi giorno diverse di quelle emergenze sono state risolte: l’aria è più pulita, l’acqua meno inquinata. Sebbene ci sia ancora molto da fare, oggi dovremmo concentrarci nel cercare soluzioni per raggiungere una futura sostenibilità. Il nucleare civile è tra le più importanti tecnologie energetiche per ridurre l’uso di combustibili fossili, per fermare l’inquinamento e impedire ulteriori immissioni di gas serra nell’atmosfera. E’ evidente che il nucleare sta vivendo una fase di crescita: ci sono oltre cinquanta reattori in corso di costruzione nel mondo, venti nella sola Cina che sta svolgendo un ruolo di apripista . Io sono convinto che il “rinascimento nucleare”, così come è stato definito, verrà abbracciato da un numero sempre maggiore di nazioni mano a mano che realizzeranno che il nucleare è meglio delle fonti fossili per generare abbondante elettricità.
Quali saranno gli effetti della politica di Obama sullo sviluppo del nucleare nel resto del mondo?
La decisione di Obama è la cosa più importante che sia capitata all’industria nucleare negli ultimi 30 anni. Non dovremmo sottovalutare l’importanza del messaggio per gli Stati Uniti, in particolare, ma anche per il resto del mondo. Che non devi essere un conservatore, o votare a destra per essere a favore del nucleare. Che l’energia nucleare è importante anche da un punto di vista ambientale, di conseguenza anche chi è di sinistra e/o ha una coscienza ambientale dovrebbe considerare l’opzione nucleare. Perché questa è, nella storia dell'umanità, probabilmente la più straordinaria realizzazioni dell'ingegno umano; è quasi miracoloso poter prelevare una pietra dal suolo e riuscire a trasformarla in un combustibile con un duraturo effetto energetico. Abbiamo riserve di energia nucleare per migliaia di anni. Continua a leggere →
Non credo che il libro “La menzogna nucleare” di Giulietto Chiesa (Ponte alla Grazie) porterà fortuna agli antinuclearisti. Non basta il patrocinio scientifico dei due coautori Guido Cosenza e Luigi Sartorio per affermare una visione oggettiva, trasparente, pragmatica, lasciatemi dire etica sull’argomento. Purtroppo lo svolgimento della tesi è intriso di ideologia – ‘scorie ideologiche’? – che ne impediscono una fruizione laica e ne pregiudicano la valenza di ‘strumento’ al servizio di un’informazione oggettiva e super partes. A partire dalla stessa definizione di ‘energia atomica’ anziché energia nucleare, proliferano termini fortemente connotativi come ‘menzogna’, ‘abisso’, ‘dramma’, ‘disinformazione attiva’, ‘inesorabile catastrofe’. Ma sono gli stessi assiomi di fondo a curvare tutto il discorso. L’identificazione totale tra energia civile e energia militare sposta automaticamente il dibattito su un terreno di scontro anziché di cooperazione e confronto dialettico. Di fatto la struttura stessa dell’argomentazione é di carattere autoritario imponendo un unico frame di riferimento in cui il nucleare proviene da una sorta di ricatto delle corporations ( ‘non volete restare al freddo? Non volete restare a piedi? Allora non c’è altra scelta’) ed è intimamente connesso al mito della crescita esponenziale e incontrollata del prodotto interno lordo. La tesi dell’autore è che il nucleare sia parte di una filosofia dello sviluppo che condurrebbe il pianeta intero a una serie inesorabile di catastrofi. Viene identificato tout court con la riduzione dei margini di democrazia nei paesi industriali avanzati e presentato come figlio di un definitivo asservimento delle politiche europee a quelle degli Stati Uniti.
E’ chiaro che questa operazione di contestualizzazione forzata non aiuta il dibattito pubblico e non contribuisce a un approccio sereno, razionale sgombro da pregiudizi e interessi di parte. Piuttosto rinnova e forse peggiora un clima infarcito di risentimento e mitologie del passato che poco aiuta a fare un passo avanti nella direzione della consapevolezza e della responsabilità collettiva sulle scelte energetiche del nostro paese.
La fonda degli ambientalisti “dissociati” dal dogma antinuclearista da sempre cavallo di battaglia del movimento avanza. A fianco dei padri nobili dell’ambientalismo, come James Lovelock, Stewart Brand, Hugh Montefiore e Patrick Moore che, per primi hanno riconsiderato il nucleare come una fonte energetica abbondante, inesauribile e pulita, si sono allineati altri attivisti. In Gran Bretagna si ritrova la più nutrita pattuglia di “apostati”: Stephan Tindale, Mark Lynas, Chris Goodall, Georges Monbiot, Chris Smith of Finsbury, Nick Rosen, in Francia c’è Bruno Comby e in Australia Geoff Russel a sostenere l’opzione nucleare come l’unica ragionevole per una de carbonizzazione dell’economia. Tutti quand’erano diciottenni, la pensavano diversamente. Seguendo percorsi differenti si ritrovano oggi su posizioni antitetiche a quelle per le quali hanno lottato. Hanno studiato, approfondito, “rimuginato”. Hanno avuto anche il fegato non rimanere intrappolati nell’antinuclearismo d’ordinanza e l’onestà intellettuale di ammettere“ho sbagliato”.
Giovedì 4 marzo, abbiamo una doppia occasione per confrontarci con il più noto di questi outsider: Patrick Moore, ascoltando la sua testimonianza, i motivi del suo ripensamento e semmai, anche di metterlo alle strette. Il dibattito pubblico si terrà alla mattina a Roma e in videoconferenza a Milano alle 11.00 presso Reti e al pomeriggio alle 18.00 presso l’Auditorium dell’Enel. Un appuntamento imperdibile sia per chi è favore che per chi è contro.