La più bella della settimana (13)

Nel mondo gli impianti eolici creati nel 2009 hanno prodotto più elettricità di quella generata dalle centrali nucleari installate negli ultimi cinque anni, è evidente che la convenienza si sta spostando in maniera netta verso l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili”.  Troppo comodo costruire statistiche spezzando opportunamente i periodi temporali, concentrandosi solo di alcune fonti energetiche e trascurando l’intero quadro di riferimento.

Che cosa vuole dimostrare il roboante paragone fatto da Antonio Cianciullo sulla Repubblica delle Donne, sabato 5 giugno? Che negli ultimi 5 anni, la potenza eolica installata è superiore ai  MW aggiuntivi da nuovi reattori? Vero ma andiamo a vedere ciò che conta, ossia la produzione di elettricità in quell’arco di tempo.

Tra il 2005 e 2009 l’eolico ha più che triplicando la produzione di elettricità che passa da 99,5TWh a 340TWh (dati World Wind Energy Association). Un vero exploit però dal peso piuma. In termini relativi, il vento conta comunque ancora solo per  1,8-2% sul totale della produzione di elettricità (guadagnando in quegli anni circa un punto percentuale). Nello stesso arco di tempo, l’output da energia da fissione è rimasto sì pressoché stagnante 2 764 TWh nel 2005 e 2755TWh nel 2009, però secondo i dati ufficiosi dell’AIE, contribuisce ancora per il 14% della torta elettrica. Ben 7 volte l’apporto dell’eolico. Detto ciò, c’è poco da rallegrarsi visto che rimane comunque la spada di Damocle dei combustibili fossili che rappresentano ancora sempre e comunque 66%.

Con questo non vogliamo affatto sminuire la straordinaria parabola dell’energia del vento (che rimane la più competitiva tra le rinnovabili come ha rimarcato ultimamente anche il rapporto 2010 dell’International Energy Outlook) ma semplicemente inquadrare in una corretta prospettiva l’effettivo peso di ciasuna fonte energetica che lo strasbismo statistico di Cianciullo deforma a suo piacimento.

Un’ultima domanda: se il vento è così competitivo come mai si alzano alte grida appena qualcuno,come è successo nella recente manovra finanziaria, ne riduce un po’ gli incentivi?

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  • marco says:

    Chiunque si lamenta se gli vengono tolti soldi anche se il suo investimento gli dà 80% e senza incentivi gli dà 79%…l’ultima osservazione era quindi puerile e provocatoria,mirata solo ad instillare strani dubbi…mah…

    Cianciullo ha posto il dato in modo da farlo capire in un certo modo ed è sicuramente disonesto e fuorviante fare un’informazione del genere.
    Ciò non toglie che in base ai dati che lei fornisce e che ho verificato anch’io mi pare ovvio che l’eolico è in crescita certa mentre il nucleare addirittura in calo…ha senso rivalutarlo? Anche solo pensando in termini economici e trascurando l’impatto ambientale?

  • teo says:

    Se l’eolico continua su questa crescita esponenziale (e il trend dei costi suoi e delle altre fonti lo lasciano intuire) in qualche anno avrà superato il nucleare.
    Nel frattempo si spegneranno quasi tutte le centrali nucleari esistenti, visto che il parco nucleare, in Europa come in America, è per gran parte un residuo degli anni ‘80.

    Ah, nella finanziaria non hanno ridotto gli incentivi! Hanno tolto l’obbligo al GSE di ritirare i certificati verdi in esubero, in maniera retroattiva. Il bello è che non si vede alcun vantaggio per le casse dello Stato, anzi, si perdono nuovi investimenti che migrano all’estero, e si mette in crisi chi ha investito.
    Come con i ripetuti ritardi nell’approvare il conto energia, si vede quasi una volontà di disincentivare le rinnovabili, senza capirne il motivo. Lo stesso governo non riesce a spiegarlo, è capibile che qualcuno poi si incazza…

  • roberto says:

    “Un’ultima domanda: se il vento è così competitivo come mai si alzano alte grida appena qualcuno,come è successo nella recente manovra finanziaria, ne riduce un po’ gli incentivi?” Eh gia’ e poi sono quelli che gridano: Se il privato vuole il nucleare se lo faccia con i suoi soldi. Come mai le tecnologie rinnovabili che costano (rispetto alle centrali nucleari) da 6 a 40 volte in termini di impianti una volta considerate le produzioni effettive (tra l’altro aleatorie) e durata nel tempo devono essere benedette dai sussidi mentre il nucleare no?

  • roberto says:

    Vorrei lanciare una proposta per trovare i finanziamenti privati per il nucleare o anche le rinnovabili senza ricorre alle banche . Facciamo una cosa tipo l’8 per mille per la Chiesa usando pero’ l’IVA sulla bolletta elettrica. L’utente decide dove devolvere la somma IVA di questa verso il rinnovabile o il nucleare diventando azionista di questi impianti e rispondendone cosi’ in prima persona sulla convenienza di questi sul mercato. Azioni su una centrale nucleare che dura 60anni ed eroga in continuita’ o su una pala eolica che ne dura 20 e produce 1/4 o 1/6 se e quando tira il vento e da vendere quando la rete elettrica puo’ distribuirla? mmh.. al nuovo azionista la scelta.

  • marco says:

    M secondo voi quando si parla di produzione di energia si deve considerare solo l’aspetto economico?
    Le centrali nucleari emettono durante il funzionamento gas nobili radioattivi in grande quantità,che non vengono misurati in quanto le attuali norme impongono solo il controllo del pulviscolo. E le acque di raffreddamento,anche se al circuito secondario e quindi “teoricamente isolate” portano via grandi quantità di radionucleidi radioattivi nei fiumi e poi nei mari.
    E’ vero che all’attuale sviluppo tecnologico le nucleari producono moltissimi kwh e non sono paragonabili alle rinnovabili,ma con una maggior diffusione sul territorio di solare,eolico e geotermico(deepwater o simili),cosa impossibile per le centrali nucleari, arriveremmo a superarle anche solo allo stadio attuale di sviluppo tecnologico.
    E se è vero che le nostre risolutive centrali nucleari cominceranno a produrre,ottimisticamente,ben dopo il 2015,credete davvero che non si possa pareggiare i conti con le rinnovabili? O migliorarle significativamente in 10-15 anni di sviluppo debitamente sostenuto?
    Ricordo poi che i costi di costruzione di una centrale nucleare partono sempre con prezzi al ribasso e degenerano sempre oltre il 50-70% dei preventivi in termini economici e temporali (la Finlandia è l’esempio più recente). Per questo se li accolla lo stato.
    E non si menzionano mai le assicurazioni necessarie da stipulare per i rischi di dette centrali.
    Nè i costi di trattamento delle scorie. Solo il loro trasporto poco più in la’,in attesa di trovare una tecnologia (che costerà quanto?) in grado di smaltirle.
    E nel frattempo stanno lì pazienti,tanto saranno attive per ancora migliaia di anni.
    Senza parlare dei prezzi dell’uranio,da importare,ed esauribile…non mi risulta che si possa ragionevolmente pensare come ad esauribile anche il vento,il sole o la geotermia,almeno non in termine di migliaia di generazioni umane. Attendo contestazioni con argomenti validi sotto ogni aspetto del problema.

  • martino sabia says:

    Gentile Chicco Testa,
    seguo il suo blog da un po’ di tempo, e devo dire che mi ha sicuramente aiutato a far vacillare la mia opposizione al nucleare in Italia. Non al nucleare in sé, perché non sono contro il nucleare, anzi.

    Devo però dire che, dal mio punto di vista, post come questo poco hanno a che vedere con la discussione italiana sulla fattibilità/necessità del nucleare in Italia. Sinceramente non credo che attaccare, seppur giustamente e con i fatti, il mercato drogato delle rinnovabili, aiuti un movimento di informazione sul nucleare.

    Ritengo che forse un tale ‘movimento’ si debba prendere carico degli interrogativi che il nucleare comporta - di carattere puramente economico, sociale ed ambientale - più che dire ‘il nucleare costa meno’, ‘è carbon-free’, ’se lo fanno gli altri possiamo farlo anche noi’. Perché leggo poco su cosa significa pragmaticamente la riapertura del nucleare in Italia e molto sulla inefficacia delle rinnovabili?

    Perché non affrontare in modo chiaro ed approfondito la questione della catena del valore del nucleare (dalla materia prima fino all’immissione in rete), la questione delle materie prime (davvero una parte preponderante del carburante nucleare deriva oggi dalle testate nucleari dismesse?), quanto costerebbe lo stoccaggio dei rifiuti ad alta radioattività in Italia e questi siti dove sono/saranno? Sicurezza: se davvero l’unico pericolo di una centrale nucleare è la fusione del nocciolo (quasi impossibile) allora perché ci sono tanti incidenti a livello europeo - di piccola entità - ogni anno? L’acqua per il raffreddamento: ok viene riemessa nei fiumi, ma se l’acqua nei fiumi non c’è (mi pare che d’estate spesso c’è un rischio di blackout dovuto proprio alla mancanza di acqua per far funzionare le centrali idroelettriche)?

    Credo forse che se si riesce a rispondere ad interrogativi come questi, forse, un movimento bipartisan (non contro solo per ideologia politica) possa prendere piede e si possa in modo tranquillo e civile affrontare la sfida.

    Infine, ma questa è un mio personale punto di vista, non sarebbe ora che in Italia - visto l’assenza di centrali fissili all’Uranio - si cominciasse a parlare di tecnologie nucleari al Torio, certo è una tecnologia ancora embrionale e non pronta fino al 2030… ma a quanto sembra anche con le tecnologie attuali l’effettiva messa on-line dei siti non sarebbe plausibile prima del 2025. Forse investire in ricerca, pubblica, in tal senso potrebbe - nel medio-lungo termine - riavviare davvero il nucleare con tecnologia proprietaria in Italia.

    Mi scuso della lunghezza del commento e spero di non aver offeso nessuno o detto ovvietà.

  • pietro says:

    @ Teo Dopo il mio primo anno di lavoro ed aver ricevuto un aumento del 10% il direttore mi chiese se ero contento: gli risposi di no, che era una miseria, non il 10% ma lo zero virgola di partenza… fuor di metafora si fa presto a riempirsi la bocca con aumenti percentuali iperbolici quando i valori assoluti sono piccolissimi!
    Pare che lo dicesse per primo Disraeli: There are three kinds of lies: lies, damned lies, and statistics … Meditate gente meditate (Renzo Arbore, pubblicità della birra…)

  • gb says:

    “Se il vento è così competitivo come mai si alzano alte grida appena qualcuno,come è successo nella recente manovra finanziaria, ne riduce un po’ gli incentivi?”

    La risposta è ababstanza semplice…
    Il Conto Energia permette a chi investe in un impianto fotovoltaico di avere una tariffa incentivante fissa e sicura per 20 anni (anche se non è attualizzata con l’inflazione).
    Per l’eolico le cose sono molto diverse, l’incentivo avviene mediante l’emissione di Certificati Verdi che seguono un valore di mercato ed hanno, entro certi limiti, un valore ‘flottante’. Aspetto abbastanza critico del meccanismo dei certificati verdi è che per legge il loro valore è fissato in (180 € - prezzo medio di vendita dell’energia elettrica/MWh) nell’ottica che un impianto eolico veda remunerata l’energia prodotta per una cifra globalmente pari a 180 €/MWh, nella realtà dei fatti per ragioni di mercato la cifra è intorno ai 160 €/MWh.
    Basterbbe quindi un aricolo di due righe in un decreto legge che spostasse il prezzo di riferimento ad esempio a (140 € - prezzo medio di vendita dell’energia elettrica) per veder dimezzare gli introiti dei produttori da eolico.
    Il rischio d’impresa nella gestione di impiani eolici è quindi molto elevato poichè la remunerazione è ‘per legge’ variabile e non è fissa come il fotovoltaico.

    Come superare questo ostacolo e questa incertezza sugli incentivi? Nella consueta maniera….. La ‘garanzia’ sugli incentivi viene data ai produttori di eolico da un’incisiva e costante azione lobbystica che garantisca di poter continuare a vedere incentivata l’energia prodotta per 180€/MWh cifra che dovrebbe far inorridire chi crede che l’eolico produca energia a prezzi competitivi (intorno ai 60-80€/MWh).

    ll problema comunque è che i soldi per i Certificati Verdi vengono pagati indirettamente dai cittadini attraverso la loro boletta elettrica (anche se solo pochi lo sanno), una piccola parte nella componente A3, per la maggior parte nel prezzo dell’energia elettrica, visto che sono produttori ed importatori di energia a doversi fare carico della quota di CV stabilita per legge.

    In soldoni per ogni turbina eolica installata di cittadini pagano nell’arco di 15 anni una cifra pari a circa il doppio del suo costo. Per una turbina da 1 MW i cittadini pagano più di 2 milioni e 500 € in incentivi.

    Quello che è non sostenibile nell’attuale economia delle fonti rinnovabili è appunto che per ogni euro investito in tecnologie rinnovabili (estere per giunta) vengono sottratti circa 2€ al reddito disponibile degli italiani.
    Per adesso gli investimenti in rinnovabili sono piuttosto marginali e quindi il peso in bolletta seppure notevole è sopportabile. Quando si raggiungeranno investimenti rilevanti il loro peso divennterà insostenibile….

    Ad esempio Mario Ciaccia (amministratore delegato di Biis, Banca infrastrutture innovazione e sviluppo del gruppo Intesa Sanpaolo) dice che le energie rinnovabili sono un’opportunità da non soffocare: nella sola Italia, gli investimenti «potrebbero raggiungere un valore complessivo di circa 100 miliardi di euro nei prossimi dodici anni, con un valore medio annuo di più di 8 miliardi di euro».

    Il che vorrebbe dire che agli italiani nei prossimi 20 anni circa verranno drenati 200 miliardi di euro…. una ‘manovrina’ da 10 miliardi all’anno una cifra chiaramente ‘insostenibile’…. con buona pace di Cianciullo e degli altri fan delle rinnovabili.

  • teo says:

    Bettanini, la legge è retroattiva, quindi chi ha costruito cinque o dieci anni fa (quando i prezzi erano più alti) lo ha fatto sulla base degli incentivi che garantivano un tot, anche se variabile, al MWh.
    Trovi giusto togliergli l’incentivo perchè adesso può costare la metà??
    Sarebbe invece giusto abbassare gli incentivi per i prossimi impianti, o se proprio avessero voglia di sbattersi, dare incentivi legati al costo dell’impianto al momento di costruzione.
    Non togliere i finanziamenti a tutte quelle imprese che fino a adesso hanno investito nelle rinnovabili e probabilmente avrebbero continuato a farlo.
    Senza alcun vantaggio per le casse dello stato, visto che come giustamente fai notare, lo pagavamo noi con le bollette. Probabilmente è una mossa tardiva per risondere alle critiche Europee su questo modo disinvolto di prelevare soldi.

    Ma questa è solo l’ultima supermossa di questo governo per gettare il panico nell’ultimo settore che ancora attirava investimenti, aziende e tecnologia in Italia…

  • roberto says:

    Il solare e’ molto piu’ produttivo se alimentato a diesel (o forse i vicini si passavano l’elettricita’ l’un l’altro a turno?)

    SPAGNA: TRUFFA, PANNELLI SOLARI PRODUCEVANO ANCHE DI NOTTE

    (ANSA) - MADRID, 12 APR - La Commissione nazionale per
    l’energia (Cne) spagnola ha scoperto che tra novembre e dicembre
    vari impianti fotovoltaici avrebbero prodotto 6 mila megawatt di
    energia durante le ore notturne e sospetta che i proprietari
    abbiano collegato generatori diesel per riscuotere premi di
    produzione di 2,6 milioni di euro, riferisce oggi El Mundo.
    La truffa avrebbe apportato alla rete elettrica 4,5 mila
    megawatt/ora tra mezzanotte e le 7 della mattina ed altri 1,5
    megawatt tra le 19 e le 23 di notte ed in pieno inverno. Visto
    che i pannelli solari non possono produrre energia in assenza di
    sole, la Cne non ha ancora scoperto da dove proveniva questa
    energia.
    Fonti del settore pensano che si possano essere usati grandi
    generatori a diesel per incassare i 436 euro a megawatt prodotto
    pagati dal governo ai proprietari dei cosiddetti ‘orti solari’.
    Questa istallazioni fotovoltaiche, che generano il 2% del totale
    dell’energia prodotta in Spagna, ricevono gli incentivi piu’
    alti di tutto il settore elettrico: nel 2009 sono stati 2,3
    miliardi di euro, su un totale di 6 miliardi.
    Le istallazioni fotovoltaiche della regione Castiglia la
    Mancia hanno prodotto il 65% dell’energia tra mezzanotte e l’una
    della notte, mentre in pieno giorno, tra le 12 e le 13, hanno
    immesso in rete solo i l5,9% della loro produzione totale.
    (ANSA).

  • roberto says:

    Schonau: la truffa degli incentivi sulla cogenerazione.

    Breve video che spiega la non convenienza della cogenerazione diffusa e incentivata. E’ di gran lunga preferibile lasciare le cose al mercato invece di rendere artificialmente appetibile cio’ che non potrebbe mai esserlo

    http://www.youtube.com/watch?v=bq8BuFloUEU

  • Gigieffe says:

    @Roberto

    Non sono affatto necessari rumorosi ed ingombranti generatori diesel, se uno vuole truffare…
    Non entro nel dettaglio per non fornire ispirazioni, ma, tecnicamente, è molto facile far passare come energia verde quella che energia verde non è.

    Ai gestori della rete, che non hanno alcun metodo informatico per accorgersi della frode, resta la sola strada delle ispezioni fisiche, frequenti ed a sorpresa.
    Ispezioni comunque per nulla facili, vista l’estrema facilità con cui la truffa può essere integrata ed occultata in un impianto fotovoltaico. Non mi stupirei se forme simili di truffa fossero già in atto anche da noi.

    Data la presenza nello stesso sito di due prodotti -il kWh da rete ed il kWh da fotovoltaico-tra loro assolutamente indistinguibili ma con trattamento economico nettamente diverso, la tentazione di trasformare l’uno nell’altro è fortissima.
    Se poi consideriamo che i costi di trasformazione sono bassi, il guadagno alto, il costi della repressione altissimi, direi che il problema è praticamente irrisolvibile.

    Se non tagliando alla radice l’incentivo…

    Bye

    Gigi

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