Pericoli reali e pericoli immaginari ovvero il paradosso della percezione del rischio

Di Anna Meldolesi

Scena numero uno. Siamo a fine novembre e riesplode il dibattito sulle centrali nucleari. I Verdi diffondono la presunta lista dei siti individuati dall’Enel, sganciando una bomba sulle prossime elezioni regionali. Non ci vuole la sfera di cristallo per prevedere che i posti prescelti vedranno in azione gli oppositori del nucleare prima ancora di ingegneri e tecnici. Colpa dell’effetto Nimby (Not In My Back Yard) delle comunità locali, ma anche dell’effetto Banana (Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anybody) delle forze politiche e sociali che si oppongono all’atomo sempre e ovunque. Scena numero due. Siamo al 10 dicembre e il Ministero della salute diffonde la Relazione sullo stato sanitario del paese. A pagina 35 si legge: «Si stima che circa il 9% delle morti per tumore del polmone può essere attribuito ad esposizione domestica a radon mentre lo 0,5% dei casi di tumore del polmone nell’uomo ed il 4,6% dei casi di tumore nelle donne può essere ricondotto a esposizione a fumo passivo». Il radon è un gas radioattivo, inodore, insapore e incolore, che risale dal sottosuolo fin dentro le mura domestiche moltiplicando il rischio tumore per i fumatori e condannando a morte ogni anno 1.000-5.000 italiani. Non esiste una soglia inoffensiva, ma le raccomandazioni delle autorità internazionali stanno convergendo verso un valore di compromesso fra costi e benefici di 100 becquerel per metro cubo. In Italia le case che lo superano sarebbero oltre 3 milioni. Ma il Piano nazionale radon ha un futuro incerto, l’applicazione delle norme sui luoghi di lavoro è ostacolata dalla mancata costituzione della commissione che avrebbe dovuto dare le indicazioni tecniche, mentre non esistono ancora regole ad hoc per costruire le nuove abitazioni né per intervenire sulle vecchie. Chi vuole può rivolgersi all’Agenzia regionale per l’ambiente o a un laboratorio privato e misurarsi il livello domestico del gas, ma nessuno lo fa. Perché?

C’è scarsa informazione, ovviamente. Un trafiletto ogni tanto, buono per farci sorprendere un attimo e poi dimenticare. Ma la spiegazione non è tutta qui: anche dopo aver letto questo articolo, ben pochi dei nostri lettori probabilmente decideranno di fare qualcosa. Perché? Una parte della risposta sta nel fatto che il radon è naturale e nella nostra società natura non fa rima con pericolo. Naturali sono i microrganismi patogeni contenuti nel latte non pastorizzato venduto in centinaia di distributori automatici, spesso con la scritta «genuino» oppure «direttamente dalla stalla». Naturali sono le micotossine prodotte dai funghi che proliferano nel mais convenzionale e biologico. Gli Ogm in commercio, invece, sono sicuri ma sono o sembrano innaturali e mettono a disagio. L’influenza pandemica H1N1può causare polmoniti fulminanti anche in una minoranza di persone giovani e sane, ma è naturale, «è una normale influenza» come recita lo spot con Topo Gigio. Il vaccino invece è testato e sicuro come tutti vaccini antinfluenzali, ma è artificiale, chi si fida? La regione ci dice che lo spartiacque tra naturale e artificiale spesso è un’illusione ottica e la naturalità non è necessariamente un valore positivo. Ma la psicologia se ne va per i fatti suoi ed è abbastanza impermeabile alle argomentazioni controintuitive. A prima vista il radon ha caratteristiche che eccitano la paura, perché è arcano e inafferrabile. Si tratta di un prodotto del decadimento dell’uranio, lo stesso che ci spaventa tanto se parliamo di centrali nucleari. Ma «naturale» è un po’ come dire vecchio, familiare, rimanda a qualcosa con cui siamo abituati a convivere. Il pericolo del radon lo conosciamo dagli anni ’80, ma c’è sempre stato e non ne abbiamo memoria, perciò è come se ci sentissimo autorizzati a ignorarlo ancora. Inoltre è un rischio cronico, non è capace di ucciderci dall’oggi al domani. E poi non si presta a narrazioni efficaci. Una storia, per funzionare bene, ha bisogno di un cattivo, di un eroe che lotta per sconfiggerlo, di una vittima da salvare. Qui le vittime sono invisibili, ma soprattutto non c’è un cattivo: non c’è l’avidità dell’industria, non ci sono McDonald’s né Monsanto, non c’è la lobby dell’energia o la ditta dell’Eternit. E anche la parte dei buoni è vacante: tra associazioni di consumatori, ambientalisti, politici è difficile trovare qualcuno interessato a spendersi per denunciare un pericolo che non tocca corde profonde e non solletica i media. Nessuno cerca di venderci il radon o di costruirci un impianto vicino casa, perciò non c’è nessuno a cui sbattere in faccia un bel no. Se il radon nella regione in cui abitiamo (ad esempio il Lazio) è maggiore che altrove non è colpa di nessuno. Anche se in realtà le case vecchie sono più a rischio delle nuove, ed è più probabile che in un seminterrato ci abiti un poveraccio, quindi non è vero che siamo tutti uguali davanti alla legge del radon. Gli specialisti di percezione e comunicazione del rischio hanno individuato delle antinomie per discriminare i rischi che fanno breccia da quelli che sono destinati a restare nell’ombra: naturale-industriale; familiare-esotico; volontario- imposto; memorabile-non memorabile; terrorizzante-non terrorizzante; cronico-catastrofico; conoscibile-non conoscibile; controllato da sé-da altri; giusto-ingiusto; moralmente rilevante-irrilevante. Gli esempi possono essere innumerevoli: ci preoccupiamo per le emissioni di un’antenna e magari non allacciamo la cintura di sicurezza. Il problema di fondo è che tra rischio emotivo e rischio tecnico spesso c’è una correlazione bassissima. La vecchia scuola definisce il rischio solo sulla base degli elementi oggettivi, definendolo come il prodotto dei danni causati da un evento negativo e della probabilità che l’evento si verifichi. In quest’ottica esiste una distorsione nella percezione pubblica del rischio che la politica dovrebbe ignorare. Se il compito delle istituzioni è quello di proteggere i cittadini e l’ambiente dai rischi reali anziché da quelli immaginari, allora bisogna varare delle policies che siano il più possibile science-based mettendo il silenziatore alle emozioni. Ma c’è anche una nuova scuola, rappresentata da Peter Sandman, che include la componente emotiva nella definizione del rischio. La sua formula è risk= outrage + hazard. Intendendo con outrage il rischio emotivo che gli scienziati non percepiscono e con hazard il rischio tecnico che l’opinione pubblica trascura. Questo approccio appare più politicamente corretto, ma non esonera le istituzioni dal compito di lavorare per ridurre i rischi reali. Il compito anzi diventa quello di aumentare la correlazione fra outrage e hazard, in modo da ridurre le dissonanze che mettono inutilmente a rischio la salute e l’ambiente. Significa che bisogna fare un intenso lavoro di comunicazione per abbassare l’allarme quando un rischio è sopravvalutato e per alzare l’attenzione quando c’è apatia. Tutte cose che in Italia dobbiamo ancora imparare a fare.  (Pubblicato su Darwin dicembre-gennaio 2010)

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  • umotta76 says:

    Complimenti per l’articolo. Molto interessante e dovrebbe far riflettere tutti.

  • gbettanini says:

    Sig. Meldolesi, il suo articolo è molto interessante e condivisibile…. però a mio parere si basa su dati iniziali abbastanza discutibili (che il Ministero ha fornito).
    Premetto che non sono un medico e quindi posso avere interpretato male… ma andando a sfogliare qualche lavoro scientifico sul tema pare che il radon sia molto pericoloso solo nei suoi effetti sinergici con il fumo di sigaretta. Mi spiego meglio: una persona che è non fumatore da sempre e che vive in un’abitazione con alte concentrazioni di Rn ha una possibilità di ammalarsi di tumore al polmone di circa 0,5% superiore alla media. Un fumatore (o ex fumatore) che vive in un’abitazione con alte concentrazioni di Rn ha una possibilità di ammalarsi di tumore al polmone di circa 15% superiore alla media. Ovvero per i fumatori c’è una sorta di fattore moltiplicativo (x 30) di sensibilità al radon.
    Quindi secondo me dire che “il 9% delle morti per tumore del polmone può essere attribuito ad esposizione domestica a radon” non è corretto ed è un’informazione un po’ terroristica. Forse è più corretto dire che se sei fumatore per qualche motivo non ancora ben identificato le tue difese verso la radioattività naturale sono notevolmente indebolite… e quindi devi predere delle contromisure che un non fumatore non ha bisogno di prendere.

  • Anche se cio’ che scrivo puo’  scioccarvi in modo grave, me ne dispiace, ma e’ utile che lo sappiate, perche’… “uomo avvisato…e’ mezzo salvato”….. tutto cio’ in alcuni Punti di riflessione:

    Tutto cio’ che si dice da parte degli “enti” preposti alla salute umana, medici allopatici compresi, sui Vaccini (qualsiasi) e’ completamente FALSO ! 

    1 - I virus ed i batteri NON sono le cause delle “malattie”  e quindi i vaccini disturbano il sistema immunitario di uomini ed animali !
    ……NON sono assolutamente utili, ma  cosi le case farmaceutiche (Big Pharma) - vedi:http://www.mednat.org/big_farma2.htm - ….creranno le future e VERE Pandemie per la depressione immunitaria (immunodepressione) che questi vaccini attivano….in OGNI soggetto vaccinato…e non in tutti facilmente avvertibili…. con le conseguenze del caso !
    vedi anche: 
    http://www.mednat.org/vaccini/dannivaccino.htm  

     …..oltre ad  infiammare di piu’ + oltre a creare immunodepressione per tutta la vita del soggetto vaccinato, per le gravi sollecitazioni alle quali e’ indotto il sistema immunitario, ecc.
    vedi: 
    http://www.mednat.org/vaccini/immunodepressione_vaccino.htm 
    http://www.mednat.org/vaccini/immunodepressione_vaccino2.htm 

    ……oltre a creare mutazioni genetiche nei mitocondri, trasmissibili alla prole….
    vedi:
    http://www.mednat.org/vaccini/mutaz_dai_vaccini.htm 
    http://www.mednat.org/vaccini/mutazioni_genetiche.htm 
    http://www.mednat.org/vaccini/mutaz_genetiche_vaccini.htm 

    2 - I virus endogeni, sono SOLO proteine tossiche complesse a DNA autoprodotte dagli scarti delle apoptosi cellulari; nel caso di vaccini a virus, queste proteine complesse a DNA sono molto pericolose anche perche’ eterologhe=estranee, oltre ai contaminanti+adiuvanti+tossine che aiutano la destabilizzione delle funzioni di cellule, enzimi, flora batterica, ecc.
    NON SONO esseri viventi e neppure volano nell’aria !) quindi NON centrano per nulla ! 

    vedi:  http://www.mednat.org/cure_natur/virus.htm 
    http://www.mednat.org/germi_teoria.htm 
    http://www.mednat.org/vaccini/vaccini_base.htm 
    http://www.mednat.org/vaccini/vaccini_base2.htm 
    http://www.mednat.org/vaccini/vaccini_base3.htm 
    http://www.mednat.org/vaccini/vaccini_base4.htm 

    3 - Di fatto le vaccinazioni servono solo ad intossicare con  il contenuto dei vaccini, metalli tossici, prodotti cancerogeni, sostanze tossiche, nanoparticelle comprese, antibiotici, prodotti aintifertilita’, ecc…….
    vedi: 
    http://www.mednat.org/vaccini/contenuto_vaccini.htm 

    4 - Ecco come si mantiene e si amplia il mercato dei malati che genera solo “salute” nei fatturati delle multinazionali dei farmaci e vaccini….in miliardi di euri… e milioni di malati immediati o futuri…
    E cio’ lo si attua con il Terrorismo mediatico, ben applicato nel caso delle varie “influenze” inventate….
    vedi: http://www.mednat.org/terrorismo_mediatico.htm 
    http://www.mednat.org/malattie_inventate.htm 

    5 - E’ tutto un vantaggio, NON seguire le “direttive farmacologiche o vaccinatorie” dettate dalle case farmaceutiche, di cui gli enti governativi sono solo dei lacche’…loro rappresentanti, altro che autorita’ sanitarie, sono propagatori dell’unica malattia grave umana = l’ignoranza !
    vedi:
    http://www.mednat.org/ministero_informato.htm 

    G. Paolo Vanoli - Giornalista, specializzato in Sanita’ -  Consulente in Scienza della Nutrizione e Medicine - per altri particolari di cio’ che ho affermato vedi su: http://www.mednat.org 
     
     

     

  • brunello botte says:

    trovo l’articolo equilibrato e moderno che puo’ darci una consapevolezza maggiore sulla valutazione dei rischi ;avani cosi’ ad altri interventi di info per noi popolo bb

  • Eccellente articolo … tranne per l’affermazione della inesistenza di una soglia.

    Una soglia esiste anche se la scienza attuale non permette di quantificarla con precisione.

    La presenza naturale delle radiazioni ionizzanti e di un gas radioattivo è (come già detto) la conseguenza della diffusa presenza di uranio nel terreno (e in maggiore % in alcune rocce come i graniti e il tuffo).

    Questa presenza naturale ha “plasmato” naturalmente le nostre difese … da qui la presenza di una soglia.

    Per approfondire l’argomento sulla teoria dell’assenza di soglia “Linear No-Treshold”:

    http://informazionenucleare.wordpress.com/temi/salute/linear-no-threshold-una-teoria-antiscientifica/

    Chi invece volesse capire quali sono i meccanismi di difesa naturale:

    http://informazionenucleare.wordpress.com/temi/salute/

    “La quantità (dose) di radioattività naturale media che assorbe il corpo umano in un anno è di circa 0.44 [rem] (100[rem] = 1[Sv]) al quale possiamo aggiungere 0.08 [rem] dovuto alle analisi e terapie mediche ; per completezza dobbiamo dire che questi bassi valori di radioattività naturale variano enormemente da una zona all’altra; a Roma è doppia rispetto a quella di Milano e a Napoli è tripla.

    Ma questa bassa radioattività fa male ? No, anzi fa bene perché necessaria al buon funzionamento del nostro sistema immunitario e di alcuni meccanismi di difesa biologica, coinvolti nella difesa dai cancri dovuti principalmente alle aggressioni chimiche ossidanti (ROS) (i ROS sono la causa dominante dei cancri spontanei che iniziano con un danneggiamento del DNA)”

  • anna meldolesi says:

    Alle sciocchezze contro i vaccini non ritengo di dover rispondere, per la loro palese insensatezza. Credo sia utile invece rispondere alla sollecitazione sul diverso rischio corso da fumatori e non fumatori. Per poterlo fare ho girato la domanda a uno dei massimi esperti italiani di radon, Francesco Bochicchio dell’Iss. Anticipo le sue conclusioni per chi avesse fretta di andare al dunque, poi riporto per intero le sue argomentazioni per chi avesse voglia di scendere nei dettagli. “In conclusione, è vero che in termini assoluti il rischio da radon è molto più alto (circa 25 volte) per un fumatore che per un non fumatore (e di conseguenza che la gran parte di casi di tumore polmonare attribuibili al radon avviene tra i fumatori), ma l’incremento relativo di rischio all’aumentare della concentrazione di radon è circa lo stesso per fumatori e non. Quindi, è corretto concludere che i fumatori sono più a rischio a causa della sinergia tra radon e fumo e quindi dovrebbero prestare la maggiore attenzione al rischio da radon (e possono ridurre il loro alto rischio sia riducendo la concentrazione di radon che riducendo il numero di sigarette fumate o, meglio ancora, smettendo di fumare), ma per i non fumatori il radon risulta essere la principale causa di tumore polmonare, il cui rischio può essere ridotto riducendo la concentrazione di radon”.
    Per chi ha voglia di saperne di più, ecco la risposta completa di Bochicchio:

    “Riguardo il commento di del Sig. Bettanini, esso contiene delle inesattezze riguardo il valore del rischio associato all’esposizione al radon che portano a conclusioni in buona parte errate. Cercherò nel seguito di chiarire la questione. Il rischio può essere espresso in molti modi: sia in termini relativi (ad es. quanto aumenta il rischio di una persona esposta per 30 anni ad una concentrazione di radon di 400 Bq/m3, rispetto ad una persona esposta sempre per 30 anni ma ad una concentrazione di 100 Bq/m3) sia in termini assoluti (ad es. quanto è la probabilità di avere un tumore polmonare per una persona esposta a 400 Bq/m3, specificando l’età della persona, dato che, come è noto, il rischio di tumore cambia molto con l’età).
    I dati dei recenti studi epidemiologici europei (Darby et al, Radon in homes and risk of lung cancer: collaborative analysis of individual data from 13 European case-control studies, British Medical Journal vol.330, pag. 223-227, 2005), che sono quelli a cui probabilmente si riferisce il sig. Bettanini, dicono che il rischio relativo aumenta del 16% circa per ogni aumento di 100 Bq/m3 di concentrazione di radon a cui si è esposti per 30 anni (e quindi una persona esposta a 400 Bq/m3 ha un rischio 16%x3=48% più alto rispetto una persona esposta a 100 Bq/m3), e che tale aumento percentuale è molto simile sia per i fumatori che per i non fumatori.
    In termini assoluti, però, il discorso cambia molto in quanto il rischio di base (cioè senza tener conto del radon) dei fumatori è molto più alto di quello dei non fumatori, circa 25 volte se si fuma 1 pacchetto di sigarette al giono. Quindi per un non fumatore di 75 anni esposto per 30 anni a 400 Bq/m3 il rischio di tumore polmonare è in termini assoluti 0.7% (cioè 7 persone su 1000 sviluppano un tumore polmonare), e può essere confrontato col rischio assoluto di un non fumatore esposto per 30 anni a 100 Bq/m3, il cui valore è 0.5% (cioè 5 persone su 1000 sviluppano un tumore polmonare), o esposto a “0″ Bq/m3, il cui valore è 0.4% (cioè 4 persone su 1000 sviluppano un tumore polmonare).
    Dal confronto si vede che (tenedo conto che i numeri sono arrotondati) il non fumatore di 75 anni esposto a 400 Bq/m3 ha un rischio (in termini relativi rispetto ad un non fumatore esposto a 100 Bq/m3 e 0 Bq/m3) più alto del 48% e del 64% rispettivamente, così come il rischio a 100 Bq/m3 aumenta del 16% rispetto a 0 Bq/m3.
    Gli stessi aumenti relativi si hanno anche per i fumatori, ma cambiano i valori assoluti: il rischio assoluto di tumore polmonare di un fumatore (di 1 pacchetto di sigarette al giorno) di 75 anni esposto per 30 anni a 0, 100, 400 Bq/m3 è, rispettivamente, del 10%, 12%, 16%. (Tali valori sono 25 volte più alti rispetto ai corrispondenti per i non fumatori.) Prendendo a riferimento il rischio assoluto del fumatore esposto a 0 Bq/m3, l’aumento di rischio per il fumatore è del 16% a 100 Bq/m3 e del 16%x4=64% a 400 Bq/m3, cioè gli stessi aumenti relativi dei non fumatori.
    Fatta questa lunga premessa/spiegazione (che spero sia stata chiara), si può vedere che l’affermazione del sig. Bettanini “una persona che è non fumatore da sempre e che vive in un’abitazione con alte concentrazioni di Rn ha una possibilità di ammalarsi di tumore al polmone di circa 0,5% superiore alla media” non è corretta. Innanzitutto non esiste una “media” di probabilità di ammalarsi di tumore polmonare, in quanto questa probabilità è molto diversa (in termini assoluti) tra fumatori e non fumatori, essendo per i primi 25 volte più alta che per i secondi. Inoltre, dalla precedente spiegazione si vede che un non fumatore esposto per 30 anni a 400 Bq/m3 aumenta il suo rischio (rispetto a un non fumatore esposto a valori “normali” di radon, che in Italia sono generalmente inferiori a 100 Bq/m3) di oltre il 50% in termini relativi , e non dello 0.5% come riporta il Sig. Bettanini, mentre in termini assoluti si passa da 0.4% a 0.7% (per un non fumatore di 75 anni).
    Analogamente non è corretto dire “Un fumatore (o ex fumatore) che vive in un’abitazione con alte concentrazioni di Rn ha una possibilità di ammalarsi di tumore al polmone di circa 15% superiore alla media.”. Innanzitutto il rischio assoluto per gli ex-fumatori è molto più basso (soprattutto se sono passati almeno 10 anni da quando si è smesso di fumare) rispetto a chi continua a fumare. Inoltre, dalla spiegazione fatta sopra, si vede che il rischio assoluto di un fumatore (di 1 pacchetto al giorno) esposto per 30 anni a 400 Bq/m3 è del 16% che, confrontato con il rischio assolutodi un fumatore esposto a un valore di concentrazione di radon inferiore a 100 Bq/m3), significa un aumento relativo di oltre il 50%, cioè lo stesso aumento relativo del non fumatore, ma un aumento assoluto molto più rilevante.
    In conclusione, è vero che in termini assoluti il rischio da radon è molto più alto (circa 25 volte) per un fumatore che per un non fumatore (e di conseguenza che la gran parte di casi di tumore polmonare attribuibili al radon avviene tra i fumatori), ma l’incremento relativo di rischio all’aumentare della concentrazione di radon è circa lo stesso per fumatori e non. Quindi, è corretto concludere che i fumatori sono più a rischio a causa della sinergia tra radon e fumo e quindi dovrebbero prestare la maggiore attenzione al rischio da radon (e possono ridurre il loro alto rischio sia riducendo la concentrazione di radon che riducendo il numero di sigarette fumate o, meglio ancora, smettendo di fumare), ma per i non fumatori il radon risulta essere la principale causa di tumore polmonare, il cui rischio può essere ridotto riducendo la concentrazione di radon.”

  • Gentile Sig.ra Anna Meldolesi, dispone di un link ad un articolo sull’argomento di Francesco Bochicchio dell’ISS ?
    Grazie infinite.

  • gbettanini says:

    Grazie Sig.ra Meldolesi per la cortese risposta… e grazie anche al Prof. Bochicchio.
    Comunque sul fatto che un non fumatore (come me) per evitare tumori polmonari debba preoccuparsi più della concentrazione di radon che ha in casa che piuttosto dell’inquinamento atmosferico in tutte le sue forme e quindi delle sostanze (NOx, CO, PM vari, idrocarburi incombusti etc) che inaliamo quotidianamente indoor ed outdoor mi permetto di essere scettico…
    Mi perdoni l’atteggiamento aprioristico, cercherò di approfondire l’argomento e colmare le mie lacune sull’argomento.

  • Concordo con il Sig. Bettanini ricordando che sono le “aggressioni” chimiche ad essere i fattori predominanti dell’insorgenza di tumori.

    “[...] dovuti principalmente dalle aggressioni chimiche ossidanti (ROS) (i ROS sono la causa dominante dei cancri spontanei che iniziano con un danneggiamento del DNA)”
    http://informazionenucleare.wordpress.com/temi/salute/un-basso-livello-di-radiazioni-fa-bene-%E2%80%A6/

    Inoltre eliminare la soglia (o abbassarla di 1 o due ordini di grandezza) per un eccesso di “precauzione” porta a valutazioni aberranti sulle cause di un fenomeno.

    NB: Spesso semplici correlazioni vengono “elevate” a relazioni di “causa - effetto”, e ciò porta spesso e confondere la causa con l’effetto !

  • anna meldolesi says:

    Per trovare le pubblicazioni di un ricercatore basta andare su Medline ( http://www.ncbi.nlm.nih.gov/sites/entrez ) e digitare il suo cognome. Una fonte facilmente accessibile è il rapporto Oms sul radon indoor http://whqlibdoc.who.int/publications/2009/9789241547673_eng.pdf

  • Trovare non è mai stato un problema perché esistono i motori di ricerca.
    Quel sito, come è ovvio, vende gli articoli … grazie lo stesso.

    Sarò dunque più preciso; alla esposizione del Bochicchio mancano formule matematiche, grafici e tabelle che permettono di capire senza equivoci i risultati di una ricerca scientifica.

  • In attesa di una formulazione matematica, anticipo una prima risposta alla conclusione del Bochicchio:
    1) “In conclusione, è vero che in termini assoluti il rischio da radon è molto più alto (circa 25 volte) per un fumatore che per un non fumatore [...], ma l’incremento relativo di rischio all’aumentare della concentrazione di radon è circa lo stesso per fumatori e non.”

    Quindi il fattore moltiplicatore 25 essendo una costante e non una funzione della concentrazione del Rn ( f(C_Rn) ) => NON c’è alcuna “sinergia tra Radon e fumo” .

    Capisco che le leggi lineari del Bochicchio (sull’incidenza dei tumori) sono una eccessiva semplificazione … e qui casca l’asino => dobbiamo puntare a misurazioni precise da 0Bq/m3 a 100Bq/m3 anche allo scopo di verificare se esiste una soglia.

    2) “Ma per i non fumatori il radon risulta essere la principale causa di tumore polmonare, il cui rischio può essere ridotto riducendo la concentrazione di radon”

    Da 0Bq/m3 a 100Bq/m3 l’aumento relativo dell’incidenza dei tumori è di soli 16% (come dichiarato dal Bochicchio) => il Rn NON è la principale causa: ma concorre solo per circa il 20% (un quinto) a 100Bq/m3 => altre cause concorrono per il restante 80% (4 quinti).

    N.B: “[...] valori “normali” di radon, che in Italia sono generalmente inferiori a 100 Bq/m3″

    Conclusione: lo stato delle conoscenze è ancora troppo limitato per identificare una “principale causa di tumore” e/o “sinergie” di vario genere; eccessive semplificazioni (linearizzazioni) sono deleterie e pericolose.

  • pikarello says:

    Meldolesi, non sarà che “non risponde sui vaccini” perché intravede la luce in fondo al tunnel?
    Le rivelerò un segreto: non ho mai comprato il Riformista, e sono ancor più convinto di aver fatto la scelta giusta.

    Stia bene, se può, di questi tempi, con tutte le mutazioni in circolazione…

  • Alla Sig.ra Meldolesi e a chi fosse interessato alle “funzioni adattative” ed in particolare all’ “ormesi” riporto il link all’articolo pubblicato dall’APAT (Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici) nel 2006, dal titolo “Ormesi: la rivoluzione dose-risposta”.

    http://www.apat.gov.it/site/_…/143331_miscellanea_2006_07.pdf

    “Tutte le sostanze sono tossiche, solo la dose fa la differenza tra un veleno e un medicamento” (Paracelso, XVI secolo)

  • anna meldolesi says:

    Non rispondo sui vaccini perché non intendo fornire appigli a chi fa propaganda. Per quanto riguarda il radon, essendo assai rispettosa degli specialismi non intendo avventurarmi in calcoli. Segnalo comunque che fra un paio di numeri dovrebbe uscire una review di Bochicchio sulla rivista Darwin.

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